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L'ombra luminosa

Sulla soglia di quella finestra antica, la figura dorata rimane immobile, come se il tempo avesse deciso di fermarsi solo per lei. La luce la avvolge, ma non la rivela del tutto: sembra una creatura sospesa tra il mondo degli uomini e quello degli affreschi che la osservano dalle pareti. Forse è un viaggiatore che ha smarrito la strada. Forse un angelo che ha dimenticato le ali. O forse semplicemente qualcuno che, per un istante, ha trovato un luogo segreto dove riposare la propria anima E la stanza, silenziosa, lo custodisce.    

Fiato sospeso

Mi trovavo lì, ferma tra gli alberi, e per un momento il mondo ha smesso di muoversi. La luce cadeva morbida, come una mano che cerca la mia, e in quel silenzio ho sentito nascere un pensiero semplice: qualcuno, da qualche parte, mi stava desiderando senza dirmelo. Un istante breve, ma abbastanza per farmi battere il cuore come se stessi per incontrare un amore che ancora non conosco.     

Passo d'acqua

Sembrava ascoltare il fiume più che guardarlo: come se l'acqua le confidasse un segreto antico,  e lei, ferma e assorta lo costudiva nel silenzio. C'era un punto nel suo stare, in cui la città smetteva di essere pietra  e diventa respiro. E lei, per un istante, pareva l'unica a ricordarlo.    

Soffio d'arancio

Mi stringo ancora tra i girasoli,  ma in poche parole:  sono un punto di luce nel campo, un respiro arancione  che il sole ha scelto di sfiorare.     

La parentesi tra due alberi

Aveva camminato tutta la mattina. Non per arrivare da qualche parte, ma per smorzare quel rumore di fondo che a volte ci si porta dietro anche in vacanza: i copioni da imparare, delle città viste di fretta, dei messaggi a cui rispondere. Poi, tra due querce, aveva visto l'amaca. Blu e verde, legata un po' storta, come se qualcuno l'avesse lasciata lì apposta per lei. Si era tolta le scarpe. Si era sdraiata vestita di rosso, il suo colore di scena, quello della figlia ribelle che fa rumore per farsi sentire. E per la prima volta in giorni, non aveva fatto niente. L'amaca ha oscillato piano. Sopra, le foglie filtravano il sole e facevano macchie di luce sulla sua gonna. Sotto, la terra odore di foglie secche e di fine estate. Non dormiva.  Non pensava.  Ascoltava. Il vento tra i rami.  Un picchio lontano.  Il suo stesso respiro che finalmente si allineava al resto. In quel bosco, sospesa tra due alberi, non era un'attrice, non era una viaggiatrice. Era solo una donna ...

La soglia

Il teatro è il luogo dove mi smonto e mi rimonto, dove entro in scena con un nome che non è il mio e finisco per trovarmi più autentica proprio lì, nel finto. Cammino tra le luci come se fossero corridoi di un sogno: ogni passo è un dubbio, ogni gesto una promessa. E mentre parlo, mentre ascolto il silenzio della platea, sento che il mondo si inclina un poco, come se volesse guardarmi meglio. È lì che capisco perché torno sempre: perché sul palco posso essere una ferita, una risata, un presagio. Posso essere viva in un modo che fuori non mi riesce.

Il salto che apre il mondo

  La ragazza saltò così forte che uscì dal prato. Atterrò in un luogo dove l’erba cresceva verso il cielo e le ombre camminavano da sole. Ogni salto apriva un varco minuscolo, un punto dove il mondo si dimenticava di essere mondo. E si dice che, quando qualcuno salta senza motivo, un frammento di quel luogo impossibile si riapre per un istante.

La finestra che si ricorda di me

Il varco di pietra si apre e per un istante mi sembra di scivolare fuori dal mio corpo. Le foglie respirano, il muro pulsa, e io resto sospesa, metà persona, metà eco. La luce non illumina: ricorda. E mentre mi siedo, ho la sensazione che la rovina stia cercando di dirmi il mio nome, uno che non uso più da secoli.    

Anima

Chi sei che m’interpelli in questo strano modo? La gente passa veloce nella tua vita. Ci s’innamora all’istante e tutto si esprime in una certa verve mentre gli sguardi si incrociano. Poi gli eventi scorrono e tutto viene sistemato nella soffitta dei ricordi. O mi sbaglio? Forse che non siamo più capaci della lunga distanza? O forse ne abbiamo scoperto la vacuità?
 Se avessi molta audacia teoretica, potrei ipotizzare che Qualcuno si fa avanti in ognuno, lasciando che le figure passino e, forse, costruendo un discorso che dovrebbe rivelarti qualcosa di essenziale, destinato a permanere. Ma sarebbe troppo… Ci sono alcune cose che si sono, per così dire, messe in chiaro e rese visibili. Si posso gestire, ma col tempo perdono sapore. Per esempio, andare a scuola, lavorare, tirare fuori da qualcosa uno stipendio o un onorario. Crescere dei figli. Partecipare alle assemblee di condominio. Dipingere la facciata della casa. Scegliere l’assicurazione dell’auto. Avere un carrozziere di fiducia. ...

Voglio cambiare

So che è possibile seguire il lato meraviglioso della vita, uscendo dai roveti che graffiano, e respirando aria pura. È l'audacia dell'immaginazione che mi aprirà la strada per andare oltre.

Quelque part maintenant

Anche i piccoli gesti meritano la poesia di una forma bella.
 È un modo di essere nel presente.
 Lasciando scivolare a terra il cappotto di pensieri pesanti.
 Saltando nell’attimo – per così dire – in camicia da notte.    

Vado!

Ed è come se solo costruendo qualcosa tu ti realizzi come qualcuno. Perché questo qualcosa è come l’immagine di te nello specchio del mondo: l’espressione, la rappresentazione del seme che tu sei.        

Equilibri

Le chiese si inclinano per ascoltare il vento,  i palazzi si scambiano le facciate come maschere stanche,  e le statue, certe di essere vive,  trattengono il respiro per non farsi scoprire.    

La mia vita è una fanciulla che ama volare

La mia vita è un viaggio. Un viaggio d’esplorazione per l’Oceano dell’Essere. La mia vita è un’avventura, eccitante. Le sfide e le prove fanno parte della ricetta, ma a patto che l’istinto di vitalità prenda il sopravvento e che dalla depressione, e dalle tentazioni di un romanticismo moscio sollevi la testa per la gioia di esistere creativamente.

Rosa errante

Io sono la Rosa, e il mio rosso è un errore luminoso nella trama del giardino. Mi apro come una crepa gentile nella realtà, un piccolo vortice che respira da un’altra parte. La figura accanto a me non è davvero qui: è un riflesso che ha trovato un corpo per un istante.   Io parlo senza voce, con un profumo che piega l’aria, e mentre tutto sembra immobile, o continuo a scivolare tra i mondi, petalo dopo petalo, come un sogno che non vuole scegliere dove restare.                     

Il solito e l'altro

È possibile che stia dando i numeri. Ma c’è qualcosa che suona nell’aria e che chiede di essere detto. Non è proprio la cosa più scontata, più inoffensiva, più indifferente. È qualcosa che invita ad uscire dal solito. Siamo forse stati allevati nel solito. Gli psicologi possono confermare che il solitoci dà sicurezza. Ma anche noia. Possiamo far ricorso alla morale, e sacrificare in nostro desiderio di altro per restare fedeli a certi valori, a certi doveri. Oppure… Eccola la cosa… Che nome darle? Come farla riconoscere? Devo ripartire da un’altra parte. Immagina di assistere a un balletto, in una mostra d’arte, nel mezzo di una grande metropoli. Prova a sentire quello che sentiresti. Tu che tutte le mattine vai a guadagnarti il pane, per mantenere i figli, pagare la casa e tutto il resto. Tutto questo non è male, non è indecenza, al contrario: tutto questo è dignità, grandezza d’animo.
Ma, una volta riconosciuto questo, ascolta quella musica, entra in quella danza, con le opere d’arte...

Stoltezza giovanile

C’è una figura de I Ching che si chiama Stoltezza giovanile. E l’immagine che vi è associata è decisamente positiva, promette bene. La stoltezza giovanile viene paragonata ad una sorgente che scaturisce dal monte e incomincia a scorrere. Man mano che scorre si apre la sua strada, e se precipita in un avvallamento, sarà continuando a scorrere che ne uscirà, dopo averlo riempito .  È   dunque la vitalità ingenua, più che la saggezza – che dovrà essere appresa in seguito – a costituire la garanzia dell’impresa. Che invidia per la vitalità della stoltezza giovanile!
 Come ho sempre ammirato e ancora oggi ammiro la gioiosa operosità che investe le energie, la fiducia, l’immaginazione, nel disegnare nel mondo la propria storia.  

Acqua passata

L'acqua ha lasciato solo il rumore del suo ricordo. Il vapore è diventato polvere, e il marmo sogna ancora il calore delle mani, Un rubinetto tossisce, una goccia cade, ma non trova più il suo specchio. Il tempo si  è seduto a fumare,  ha appeso il suo cappotto al gancio dell'oblio. Ma l'acqua, l'acqua è altrove, forse in un'altra epcca, dove la pelle non ha ancora imparato a rimpiangere il suo bagno.