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Visualizzazione dei post da giugno, 2024

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Voglio trovare nuovi modi di guardare alle cose con cui traffico ogni giorno? La solita visione non è l’unica. Lo so e lo desidero. Voglio una sorsata di giovinezza scaturita da uno sguardo nuovo. Più dentro, più oltre, più sopra. E anche fuori dalle solite filosofie. Quanto tempo ci vuole alla mente per evolvere? Guardo l’universo. Qualcosa che non conosco sta facendo qualcosa che non so. Avverto tutto il pathos di questa posizione. E tutto lo stupore dello sguardo di un’intelligenza che non si vuol perdere lo spessore del mistero, mentre spinge avanti l’occhio per afferrare qualche frammento di luce. Tutto il sapere che ci siamo costruiti appartiene ad uno spazio minimo di consapevolezza. La vita appare come un semplice aperitivo di se stessa. E l’amore come il vagito di ciò che aspira a diventare. Anche se si mostra pesante e pensosa, tutta la nostra saggezza è erba bambina. E le nostre facoltà, i nostri talenti, chiedono di essere liberati dalla zavorra più che riposare su archivi

Quando i fiori sognano il mare

Quando mi risulta difficile vedere ciò che è giusto o vero, mi piace pensare che la bellezza sia la strada che vi conduce. Mi è difficile accogliere qualcosa che mi è presentato come giusto e vero se non è anche bello. La via della bellezza è più facile, più adatta a me, che non sono un eroina. Se non riesco a vedere la bellezza, mi sento smarrita. Dove c’è bellezza è casa, per me.    

L'eclissi mancata.

Diceva un vecchio saggio che l’eclissi
 Son trucchi escogitati dal Regista
 Perché ogni tanto al cielo gli occhi fissi
 quest’uom sempre inchiodato alla sua pista,
 di modo che si accorga qualche volta
 che il mondo è un po’ più grande del paese
 e che a saperlo la mente è meno stolta
 e smette di avanzar tante pretese. A me la luna mi fa un certo effetto,
 come che fosse il petalo d’un fiore,
 mi mette un pizzicore dentro il petto,
 che scioglier fa la rima con amore. Resiste l’astro e si contorce un poco
 Ma resta nel suo tondo senza sforzo
 Conosce il suo destin, lo sa ch’è un gioco
 E come sempre non ci mostra il dorso! Le dissi: luna, non ti metto fretta, 
ma t’hanno detto forse che stasera,
 che l’aria è dolce, direi quasi perfetta,
 scenario splendido di questa primavera, dovresti scomparir dentro l’eclisse
 di modo che il programma sia seguito,
 punto per punto come già si disse
 e poi a nanna e sonno garantito? E lei, guardandomi con quella faccia chiara,
 leggendomi negli occ

Connessioni

Connessi lo siamo. E lo siamo in continuazione. La rete ci conosce sempre più a fondo. Ma noi ci conosciamo abbastanza? E soprattutto sfruttiamo questa straordinaria circostanza per fare cose meravigliose?    

La mattina talvolta

Forse il mare, o la piana, o la nebbia, o la luce abbagliante del sole. Il quadro offre più spazio all’immaginazione. E sogni la tua cavalcata, l’avventura che ti porta alla tua isola del tesoro, l’amore del bel principe, i giochi dell’infanzia, le ebbrezze dell’utopia, l’incanto dei violini e i voli in mongolfiera. Una volta pensai che tutti i sogni che noi facciamo sono destinati ad avverarsi. Inevitabilmente essi indicano la direzione dove stiamo andando. I sogni sono come l’anticipazione del futuro. Sognavamo di volare e voliamo. Sognavamo di parlarci a distanza all’istante e lo facciamo, sognavamo di guardare la terra da lontano e lo facciamo, sognavamo di vedere ogni parte del globo e anche questo ci è dato. E così via. I sogni, forse, sono l’atto conoscitivo più realistico che possiamo fare.    

Il viaggio continua

Un gran sole questa mattina, l’aria ancora fresca. Il fogliamo è verde umido. Le colline segnano l’orizzonte. E il viaggio continua. Gli uccellini, una gran festa. E il torrente scivola rumoroso, là davanti. L’animo si è risvegliato nuovo. Sorpreso da tanta luce. Immagino passi nuovi lungo il percorso e attendo sorprese.  

Peter Pan, dove sei?

In effetti, in questi giorni, mi è capitato di parlare di frequente di Peter Pan e di quel che si pensa in proposito. Forse la colpa è di Diego che ha aperto la questione con me o di Giada, che ha girato a Diego un mio massaggio dove compariva un cenno d’elogio al ragazzino che non vuole diventare adulto. Personalmente mi sento sempre chiamata in causa quando si evoca Peter Pan perché condivido con lui il rifiuto di prendere per sacrosanto quello che si ritiene generalmente assodato sul senso del dovere, la responsabilità e la serietà dell’esistenza. È possibile che si tratti di una patologia – e di fatto esiste una sindrome da Peter Pan nel linguaggio della psicopatologia – ma non mi ha mai convinto quella certa inclinazione al bigottismo pizzoso che generalmente è associato a questi richiami moralistici. Col tempo ho associato il concetto di verità con i suoi effetti liberatori nella mente e nel cuore. E Peter Pan, con la sua filosofia del volare, esultare e combattere, ha su di me u

Dove va la vita?

Penso agli uominie, agli amori, al teatro, ai libri che mi hanno nutrito, alle camminate tra le colline, al respiro consapevole, al festivalal castello, al mercato dell'antiquariato, alla cena di classe, alle malattie, al ritorno della salute… mi vengono in mente tutti i sogni, anzi, lo stesso mio sognare, quel vagare, pupille in alto, nell’universo di ciò che ho desiderato, di ciò che ho cercato di identificare nel pozzo profondo del mio desiderio. Dove va la vita? Che ci sto a fare? Cosa desidero davvero? Cosa è in grado di rendermi pieno, intero, me stesso? Penso ai giochi cdei bambini, ai lunghi viaggi, alla verve che fluisce nelle cene con gli amici, i bischi solitari Ancora non mi sono abituata al fatto di essere viva. E non è sgomento, ma sorpresa. Una sorta di meraviglia.

Rinascere al sole del mattino

E mi dico: “Ecco, un altro giorno. E io sono qui, presente e desiderosa. E tutto è così bello. Forse durerà poco ancora. Ma questo giorno può essere infinito, pieno di bellezza, qui, per me”.    

Cose che contano

Giulia: “La forma più bella di creatività non consiste nell’ideare un oggetto di design o d’arte, o che so io…”   Andrea: “Io ho acquistato una lampada Nesso, progettata da Giancarlo Mattioli…”   Giulia: “Bella, certamente. Ma io mi riferisco ad altro…”   Andrea: “E quindi qual è  la forma più alta di creatività?”   Giulia: “Rendere sempre fresca la propria vita.  Nuova. Rinnovata, ingenua, elettrizzata. È questa per me la forma più grande di creatività”    

Una settimana di pioggia

Fuori una pioggia infinita. Poteva, volendo, essere un pianto.  Ma io non avevo nessuna voglia di piangere.    

La porta del tempo

Forse, sulla sensualità ci troviamo, ancora, a rispecchiare nella nostra esistenza una battaglia millenaria. Avvertiamo che le forze che si affrontano dentro di noi appartengono a schieramenti opposti, a potenze rivali. Da un lato c’è un’ombra inquietante e severa gettata sui moti più intriganti del nostro corpo che si appella a principi duri come tiranni, seduti sullo scanno di una verità solida come un blocco di granito. 
Il cipiglio dei signori della purezza ci induce a scegliere di camminare in un paio di scarpe, mentre possediamo in corpo un astronave.
 E tutto questo in nome di qualcosa che noi desideriamo a fondo: un valore per la nostra vita.
S u questo fronte, sembra che per avere la vita dobbiamo rinunciare alla vita. Dall’altro lato, ci sono gli sguardi stupiti degli dei pagani, la bocca spalancata dell’innocenza attratta dall’incanto. Il calore inebriante che si accende nel corpo. L’irresistibile fascino del volo, il mito incantevole della spontaneità in trance.
 Con la pau

Questo è quanto

Un po’ per volta sono riuscita a spostarmi sulla strada dei miei desideri. Questo mi rende felice.    

Fiori del mio canneto

  Non cerco di essere intelligenti, o arguta. Mi basta provocare un leggero moto di benevolenza. In fondo, abbiamo tutti voglia di guardare oltre. Di dimenticare le cose brutte almeno per un po’. Di pensare alla vita, ai sogni, ai desideri, ai progetti. Abbiamo bisogno di sorridere sulle grosse domande cui non sappiamo rispondere.    

Il non-so-che e il quasi-niente

Penso al potenziale creativo racchiuso nella vitalità del corpo, che la disciplina usuale del lavoro solitamente esclude, ignora o ricaccia. Penso a un corpo liberato dal lavoro, libero di incanalare la sua energia vitale all’inseguimento dei sogni. A queste cose ho pensato e a quelle potenze che la ragione che definisce non riesce ad acchiappare del tutto. Che la coscienza e la brama di sapere non ignora affatto, ma che non riesce a dire se non nei termini di un “non-so-che”, di un “quasi-niente”, e che invece sembrano costituire l’essenziale.    

Alla ricerca della musica...

Nella mia mente le idee non solo hanno colore e gusto, ma sono anche musica. Quando l’idea suona in testa, allora è volare. Tra dire, fare e ascoltare non c’è più distinzione. È da decenni che io sogno di imparare a suonare. Nel repertorio dei miei desideri c’è un grande pianoforte a coda, in una sala larga con finestre sul mare.      

La danza dei sogni

Tenere vivo il sogno è un lavoro. Uno dei miei motti preferiti è: se sei capace di sognarlo, sei capace anche di realizzarlo. Il sogno si alimenta costruendo immagini che lo rappresentino, che lo dispieghino. Lo si fa, spontaneamente, nelle immaginazioni. Si può assumere la responsabilità attiva dell’immaginazione Svilupparla come farebbe un regista. Il sogno, una volta cominciato, cresce da solo. Come le opere d’artefatte dai veri artisti. E accompagna i tuoi gesti. Il sogno c parla di te, fa uscire all’aperto quello che sei nella noce. Il sogno è l’epifania della tua anima.