Ho conosciuto Damiano. Lui appartiene al mondo dei sordi, anche se è un po’ speciale perché ha un impianto che gli consente di sentire qualcosa. Ma sta da quella parte con le sue iniziative, i suoi pensieri, i suoi progetti… credo. È molto positivo, allegro, vuole fare teatro. E probabilmente combineremo insieme qualcosa in campo espressivo artistico con un gruppo misto di sordi e udenti. “Figli di un Dio minore” è venuto in mente anche a me. Ma non è il caso. Si tratta però lo stesso di qualcosa che fa battere il cuore. Io penso che in questa epoca siamo in tanti ad essere “figli di un dio minore”. E io mi ci ritrovo abbastanza in questa posizione. Tanti piccoli esseri che sono sordi e ciechi anche quando hanno orecchie e occhi. E anche quando parlano con la voce hanno troppo poco da affermare. Troppo poco rispetto al desiderio che li abita. Le persone che vanno avanti fino in fondo alla loro storia parlano spesso di due cose: di accettazione e fiducia. Accettarsi,...
A volte, seduta così, sento che il mio corpo diventa un ponte tra la terra e il cielo. In quell’immobilità scelta, mi accorgo che il mondo non mi chiede nulla: semplicemente mi accoglie. Le forme attorno a me diventano un respiro più grande del mio, e io mi ritrovo parte di un ritmo antico, come se ogni gesto fosse già stato pensato da un tempo che mi precede. In quell’istante, mi sembra di essere sia radice che vento, sospesa nel punto esatto in cui l’esistenza smette di chiedere e comincia a essere.