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La mia arte è neghentropica!


Va nel senso inverso. Risale la corrente che porta le cose in basso, verso l’appiattimento ineluttabile. È il calore del corpo che fronteggia i primi freddi. E mi rendo conto che i momenti più vitali della storia dell’arte, le fasi di innovazione che hanno suscitato discussioni interminabili, eccitazione e fermenti hanno manifestato proprio con questa capacità di creare fermento e innovazione il loro senso. L’arte è destinata da sempre a dare impulsi gioiosi, dinamici, fiduciosi, positivi, alle forze neghentropiche della vitalità creativa.     
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La porta dell'autunno

La porta dell’autunno si apre lenta   tra le foglie che scivolano come segreti. Il vento raccoglie memorie dorate e ogni passo è un addio che prepara rinascita 

Qbo

Sembra un ordine.   Sembra qualcosa che non si può cancellare. Non è arte.   È… un’impronta.   Come se qualcuno volesse dire:   “Questo è il punto. Qui. Fermati.” E io mi sono fermata.   Perché certe parole, anche se non le capisci,   ti chiamano.   Qbo.   Tre lettere.   Senza vocale, senza senso.   Eppure… mi parla. Forse è un codice.   Ma io ci vedo una domanda.   Una di quelle che non fai mai ad alta voce:   “Chi sei, quando nessuno ti guarda?”   “Cosa resta, quando tutto si spegne?” Qbo.   Forse non significa niente.   O forse significa tutto.   Come certi silenzi.   Come certi incontri.   Come questo momento,   tra me, il muro…   e una parola che non vuole spiegarsi.      

La casa che dimentica

C’era una casa, in fondo al sentiero,   che dimenticava i nomi.   Dimenticava chi l’aveva costruita,   chi aveva riso tra le sue mura,   chi aveva pianto dietro le tende. Le finestre erano cieche,   il tetto parlava con il vento,   e le scale scricchiolavano come vecchi versi   di una poesia che nessuno leggeva più. Ogni mattina, la rugiada le faceva visita,   come un’amica che non ha smesso di sperare.   E lei, la casa, tremava piano,   come se volesse ricordare,   ma non ci riuscisse. Poi, un giorno d’autunno,   una donna si fermò davanti alla porta Aveva occhi pieni di storie   e mani che sapevano accarezzare il tempo. Entrò.   E la casa, per un istante,   ricordò tutto.   Il primo bacio sotto la pioggia.   Il profumo del pane caldo.   La voce che cantava piano la sera. E pianse.   Ma nessuno la s...

Trattiene autunno

Trattiene autunno caldi colori di abbracci nel volo delle foglie.      

l bosco incantato

Una delle situazioni che più attirano la mia curiosità e stimolano le mie emozioni è costituita dai boschi. I boschetti di piccole dimensioni, che tu puoi trovare percorrendo la campagna e che rompono la monotonia dei seminativi oppure i boschi più estesi che trovi sulle pendici dei monti, come le faggete, o i boschi di larici, i boschi di frassini e querce, di castagni e di betulle, distribuiti in abbondanza sulle pendici delle montagne qui attorno... I nostri boschi, a meno che tu non ti ci inoltri di notte, non sono inquietanti. Non danno le suggestioni perturbanti delle grandi foreste, anche se le richiamano nella mente. Sono boschi da favole. E sono boschi da meditazione, da ricreazione delle energie. Camminando tranquillamente per i sentieri o le stradine ti puoi soffermare sugli alberi individui. Spesso alcuni ostentano forme curiose, contorte o aggrovigliate, radici affioranti dalle protuberanze scolpite da una fantasia sfrenata. Vi ritrovi spesso figure di animali, o anatomie ...

Le parole

Sono una che ama la scrittura. Mi definisco con le parole. Adoro le parole. Mi piace la parola e il disegno.
 Amo la parola e l’immagine fatta a mano, il disegno, la pittura. Amo anche la fotografia, l’inquadratura, quel piccolo tocco che fa di uno scatto un tuo gesto, una tua parola.
 Quando abbiamo imparato le parole, alla scuola elementare, gli abbecedari associavano l’immagine alle parole. All’inizio immagine e parola andavano assieme. Questo ci permetteva di vedere le parole.
 Io trovo bellissimo quando la scrittura consente di vedere ciò di cui si parla.
 In tanti testi che mi capitano tra le mano non mi riesce facile “vedere”.
Sento che recuperare questa simbiosi tra immagine e parola è un atto di salute mentale.
 Non che la parola debba essere la didascalia dell’immagine o l’immagine l’illustrazione del testo scritto. Si può fare. Ma quello che mi attira è un’altra cosa: è mettere in moto contemporaneamente parola e visione. Osservare, vedere, rendere visibile.
Nei testi molto ...

Voglia di cambiare

Oggi pensavo che noi umani siamo animali veramente interessanti. Possiamo essere completamente assorbiti dai litigi condominiali, dai risentimenti del partner, dall’irritazione per le tattiche dilatorie di un cliente che non paga… Possiamo impuntarci su un frammento dell’esperienza e farne un pianeta immenso e soffocante. Oppure, possiamo allontanaci, zoomare all’indietro, creare distanza e osservare noi stessi, nel contesto – come da un punto lontano a piacere nel cielo.      

Memento Mori

Chissà se la memoria ha un colore. La mia non più: non ha contorni, non ha pieni, non ha vuoti, non ha un sotto, né un sopra. Ricordi liquidi, senza alcuna forma: pioggia fredda, nebulosa e sottile che silenziosa si perde in mille rivoli e penetra nel terreno, negli interstizi più infinitesimali fino a perdersi senza lasciare traccia. C’è solo un pallido sole e non basta a farla evaporare. E il tempo non è ciclico, né lineare ma ormai definitivamente frammentato: il cerchio e la linea sono esplosi in una moltitudine di punti indipendenti, dispersi, distinti e distanti, senza dimensione. Punti inerti, senza legante, senza cemento, senza alcuna congiunzione reciproca. Ed io vago persa nell’universo di puntuali possibilità.  C’è fretta, c’è fretta, tutto deve cambiare adesso, basta aspettare, è tempo di spostarsi, di cambiare posizione, insistere è deleterio, abbandoniamoci a nuove e meravigliose opportunità, l’eternità sgomenta… E sento il terreno sotto i miei piedi che lentamente di...

Sotto la superficie

Non mi sembra di essere mai sola. E le mie piccole e poche cose, trovano posto in un cantiere di proporzioni gigantesche che sta trafficando e pensando e studiando e inventando per muoversi in una direzione comune di cui i nostri desideri sono come una sorta di segnale…