Il teatro è il luogo dove mi smonto e mi rimonto, dove entro in scena con un nome che non è il mio e finisco per trovarmi più autentica proprio lì, nel finto. Cammino tra le luci come se fossero corridoi di un sogno: ogni passo è un dubbio, ogni gesto una promessa. E mentre parlo, mentre ascolto il silenzio della platea, sento che il mondo si inclina un poco, come se volesse guardarmi meglio. È lì che capisco perché torno sempre: perché sul palco posso essere una ferita, una risata, un presagio. Posso essere viva in un modo che fuori non mi riesce.
La ragazza saltò così forte che uscì dal prato. Atterrò in un luogo dove l’erba cresceva verso il cielo e le ombre camminavano da sole. Ogni salto apriva un varco minuscolo, un punto dove il mondo si dimenticava di essere mondo. E si dice che, quando qualcuno salta senza motivo, un frammento di quel luogo impossibile si riapre per un istante.