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Anima

L’anima non è sempre con me. Ma spesso mi visita nei miei soliloqui.  E so che quando parlo con lei io parlo con tutti.    
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Prediche

Mi trovo, come tutti, invischiata in schemi d’interpretazione e comportamento che vengono dal passato. Ma sento il bisogno di esser io e di aprirmi una strada autonoma e sensata. Dotata di valore. Valore sentito.
 Le prediche che vengono dal passato mi sembrano prigioni.  Catone il Censore non è tra i miei idoli. 
 La guida, allora, è dentro: il sogno e la consapevolezza. E la coscienza.  
 E la necessità (e il desiderio) di esplorare, tentare, scommettere.  Per la gioia di essere al mondo.
 C’è chi studia il mondo – e io gliene sono grata. E c’è chi studia se stesso - e io sono di questi.
 Io credo nella vita che va avanti. E faccio la mia parte. Senza ascoltare prediche.    

Spazio

L’aeroplano vola nel pomeriggio svogliato; e non dà l’impressione di voler atterrare: certo, scende d’un po’, ma (subito!) riprende la quota. Allora, io guardo laggiù, nel fondo: sotto al cielo, tra il verde e le colline, ci sono due uomini in piedi, con indosso impermeabili chiari, benché non guizzi nemmeno una pulce assetata di pioggia. Sono professionisti, quei due: fanno il sopralluogo del campo là in fondo, inclinato a piombo sul lago. Ieri, il campo garriva del mais alto ormai già maturo. Oggi, invece, eccola lì, la terra: ridotta a creta arsa, a mondo non ancora in uso: a niente, cioè. Fermi in piedi dentro lo spazio d’abisso, i due hanno intorno illimitato silenzio, e bisbigliano senza suoni. Quei due non possono neanche più captare l’aereo volante. D’un tratto, salta fuori un cellulare, uno dei due mi chiama: - È una soffitta del tempo - mi dice - Non credo che decideremo d’uscirne -.

Cambiamenti

Come tutti mi sento un po’ imbranata di fronte al cambiamento, ma preferisco l’avventura dell’apprendere alla nostalgia del passato.    

Solitudine

Io sono una solitaria che sta bene in compagnia.
 La solitudine è sempre stata per me una risorsa.  Il luogo dove potevo incontrare me stessa ed esercitare quella cosa strana che alcuni chiamano “essere connessi”.
 Paradossalmente, è proprio dal mio modo di vivere la solitudine che si crea in me una bella apertura agli altri.
 Inoltre, è nella solitudine che io trovo la fonte di quel poco di creatività che riesco esprimere.
 E allora mi sento di sottoscrivere il vecchio adagio latino:   Beata solitudo, sola beatitudo        

Rose

Dei boccioli di rosa durante la passeggiata. 
 L’intensità di una passione, 
 di una ricerca, di un viaggio, 
 di un progetto, 
 di un amore. Dei boccioli rosa,  
calore sufficiente alla mattinata autunnale.
 E il lavoro su di me, sul mio spirito, sulla mia immaginazione.
 E il camminare attenta, macchina fotografica alla mano.
 Il verso sgraziato di un fagiano. 
 Una grande pozza d’acqua. 
 Gli spunzoni di steli dopo la trebbiatura del mais,
 allineati come soldatini obbedienti dalla testa mozzata.
 Ogni dettaglio era parola in un discorso allusivo.
 Il disegno di una trama.

Domande

Ci sono altri occhi dentro il mio corpo? Occhi senza retina, pupille, cristallino? O si tratta piuttosto di un suono, di una musica? O di un sapore?