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Quieta inquietudine

Io cerco ogni giorno la pace, l’armonia, esprimo gratitudine sincera per quello che c’è, per quello che ricevo, mi commuovo guardando il cielo e dico: è meraviglioso stare qui. Ma nel cuore della mia quiete c’è una fame insaziabile, un istinto feroce che mi rimescola le carte di continuo, un desiderio selvaggiamente inquieto che non mi lascia seduta sulla sedia un istante.
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La scelta del mare

Fu su una spiaggia d'inverno che volli per me una nuova vita. E immaginai nuovi mondi oltre l'orizzonte è grandi navigazioni.E scoperte e avventure, esplorazioni avvincenti. E partii il giorno dopo, senza esitazione. E sono ancora in mare.

Il mare che non vive

Dove l’acqua non respira, La memoria diventa pietra.

Verso Itaca

Ho preso il mare. Un mare vagabondo, che si muove a caso. Dove i gabbiani hanno avventure non scritte  a tavolino. E gli dei muovono i fili dai segreti nascondigli ove sostano invidiosi. La vela e il  vento. I sogni impossibili e l’amore per quell’essere al mondo che è così strano, con radici  altrove. Esseri impertinenti che durano un istante e intendono lasciare tracce eterne.

Il treno nel deserto

Sono ferma.  Il binario mi attraversa, ma non mi conduce.   Il deserto mi avvolge, infinito, e cancella ogni direzione.   Non sono più viaggio, non sono più arrivo: sono attesa.   Il silenzio delle dune è più forte del mio motore.   Il tempo non scorre, si dilata.   Forse il senso non è nel movimento, ma nella sosta:   nell’essere linea immobile dentro l’orizzonte senza confini.  

La spirale del viaggio

Il viaggio continua. Anche se la Natura si muove in circolo, ripercorrendo le stagioni, il tempo di noi umani ha un senso se va avanti, verso una meta. Noi abbiamo una storia. Sembra che così abbiamo scelto. Le nostre ripetizioni sono spirali all’interno di un viaggio. Ci abita un’inquietudine che non ci lascia sedere a lungo nell’esistente. Guardiamo sempre verso l’orizzonte in cerca di altro…

Respiro inciso nella roccia

Ho camminato tra gole di pietra rosata,   e ogni passo era un ritorno al mito.   Le facciate scolpite, silenziose, mi osservavano   come occhi di un tempo che non muore.   Un respiro inciso nella roccia,   un segreto che si apre al viaggiatore   quando decide di ascoltare il silenzio.

Dove è stato Mosè

Resta il segno che il viaggio dell’uomo è l’incontro con l’eterno.

Il balzo dell’ eternità

  Un salto oltre il portale antico,   l’eco risuona tra pietre e archi.   Il castello accoglie il passo audace,   torri che scrutano il cielo segreto.   Ogni balzo è rito d’ingresso,   tra storia e sogno che si intrecciano.

Oltre la meta

Il viaggio non è soltanto spostamento nello spazio, ma trasformazione interiore. Ogni passo ci ricorda che la meta non è un punto geografico, bensì un orizzonte di senso: nel partire ci liberiamo dalle abitudini, nell’arrivare scopriamo nuove prospettive, e nel tornare comprendiamo che nulla è rimasto identico, nemmeno noi stessi.   In fondo, viaggiare è un dialogo silenzioso tra il mondo e l’anima: il paesaggio ci interroga, e noi rispondiamo con la nostra capacità di meraviglia.