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Ti piaceva volare

Vivere significa proprio quello che sogni. Quello che sogni è anche di più di quello che c’è. Anzi, potrei osare di sostenere perfino che quello che c’è c’è per poter desiderare quello che sogni. Per potergli aprire una strada.  
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Quando la strada è tortuosa ci vuole un bel panorama

Certo che sogno un universo di artisti e idee. Quelle atmosfere libere in cui si cercano altre nuove forme espressive. Dove ognuno cerca se stesso per la propria strada e a proprio modo. Mondo pacifico dell’arte. Mondo dai ritmi umani, sostenibili. Congeniali ai tempi della fantasia. Adatti alla mente bambina, capace di sognare l’impossibile. Di non trovare nulla d’impossibile. Dove l’ispirazione è la gioia di vivere e la gioia di vivere è alimentata dalle attività artistiche. Perché l’attività dell’arte è il prototipo stesso dell’azione umana compatibile, ecologica, biologicamente pulita.  

La riva silenziosa

Mi fermo sulla riva, dove l’acqua corre più veloce del mio pensiero.   Il gelo ha cucito cristalli ai rami, eppure il fiume non si lascia fermare.   Lo guardo e mi chiedo se anche io, come lui, sappia scivolare via senza rompersi.  Il vento mi punge le guance, ma dentro sento un calore segreto:   la certezza che il silenzio dell’inverno non è vuoto,   è un respiro trattenuto, pronto a esplodere in primavera.    E io resto qui, sul fiume,   a imparare dal suo scorrere che la vita non si arresta,   nemmeno quando tutto sembra ghiaccio.   

Quieta inquietudine

Io cerco ogni giorno la pace, l’armonia, esprimo gratitudine sincera per quello che c’è, per quello che ricevo, mi commuovo guardando il cielo e dico: è meraviglioso stare qui. Ma nel cuore della mia quiete c’è una fame insaziabile, un istinto feroce che mi rimescola le carte di continuo, un desiderio selvaggiamente inquieto che non mi lascia seduta sulla sedia un istante.

La scelta del mare

Fu su una spiaggia d'inverno che volli per me una nuova vita. E immaginai nuovi mondi oltre l'orizzonte è grandi navigazioni.E scoperte e avventure, esplorazioni avvincenti. E partii il giorno dopo, senza esitazione. E sono ancora in mare.

Il mare che non vive

Dove l’acqua non respira, La memoria diventa pietra.

Verso Itaca

Ho preso il mare. Un mare vagabondo, che si muove a caso. Dove i gabbiani hanno avventure non scritte  a tavolino. E gli dei muovono i fili dai segreti nascondigli ove sostano invidiosi. La vela e il  vento. I sogni impossibili e l’amore per quell’essere al mondo che è così strano, con radici  altrove. Esseri impertinenti che durano un istante e intendono lasciare tracce eterne.

Il treno nel deserto

Sono ferma.  Il binario mi attraversa, ma non mi conduce.   Il deserto mi avvolge, infinito, e cancella ogni direzione.   Non sono più viaggio, non sono più arrivo: sono attesa.   Il silenzio delle dune è più forte del mio motore.   Il tempo non scorre, si dilata.   Forse il senso non è nel movimento, ma nella sosta:   nell’essere linea immobile dentro l’orizzonte senza confini.  

La spirale del viaggio

Il viaggio continua. Anche se la Natura si muove in circolo, ripercorrendo le stagioni, il tempo di noi umani ha un senso se va avanti, verso una meta. Noi abbiamo una storia. Sembra che così abbiamo scelto. Le nostre ripetizioni sono spirali all’interno di un viaggio. Ci abita un’inquietudine che non ci lascia sedere a lungo nell’esistente. Guardiamo sempre verso l’orizzonte in cerca di altro…

Respiro inciso nella roccia

Ho camminato tra gole di pietra rosata,   e ogni passo era un ritorno al mito.   Le facciate scolpite, silenziose, mi osservavano   come occhi di un tempo che non muore.   Un respiro inciso nella roccia,   un segreto che si apre al viaggiatore   quando decide di ascoltare il silenzio.