È possibile che stia dando i numeri. Ma c’è qualcosa che suona nell’aria e che chiede di essere detto. Non è proprio la cosa più scontata, più inoffensiva, più indifferente. È qualcosa che invita ad uscire dal solito. Siamo forse stati allevati nel solito. Gli psicologi possono confermare che il solitoci dà sicurezza. Ma anche noia. Possiamo far ricorso alla morale, e sacrificare in nostro desiderio di altro per restare fedeli a certi valori, a certi doveri. Oppure… Eccola la cosa… Che nome darle? Come farla riconoscere? Devo ripartire da un’altra parte. Immagina di assistere a un balletto, in una mostra d’arte, nel mezzo di una grande metropoli. Prova a sentire quello che sentiresti. Tu che tutte le mattine vai a guadagnarti il pane, per mantenere i figli, pagare la casa e tutto il resto. Tutto questo non è male, non è indecenza, al contrario: tutto questo è dignità, grandezza d’animo.
Ma, una volta riconosciuto questo, ascolta quella musica, entra in quella danza, con le opere d’arte...
C’è una figura de I Ching che si chiama Stoltezza giovanile. E l’immagine che vi è associata è decisamente positiva, promette bene. La stoltezza giovanile viene paragonata ad una sorgente che scaturisce dal monte e incomincia a scorrere. Man mano che scorre si apre la sua strada, e se precipita in un avvallamento, sarà continuando a scorrere che ne uscirà, dopo averlo riempito . È dunque la vitalità ingenua, più che la saggezza – che dovrà essere appresa in seguito – a costituire la garanzia dell’impresa. Che invidia per la vitalità della stoltezza giovanile!
Come ho sempre ammirato e ancora oggi ammiro la gioiosa operosità che investe le energie, la fiducia, l’immaginazione, nel disegnare nel mondo la propria storia.