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La parentesi tra due alberi

Aveva camminato tutta la mattina. Non per arrivare da qualche parte, ma per smorzare quel rumore di fondo che a volte ci si porta dietro anche in vacanza: i copioni da imparare, delle città viste di fretta, dei messaggi a cui rispondere. Poi, tra due querce, aveva visto l'amaca. Blu e verde, legata un po' storta, come se qualcuno l'avesse lasciata lì apposta per lei. Si era tolta le scarpe. Si era sdraiata vestita di rosso, il suo colore di scena, quello della figlia ribelle che fa rumore per farsi sentire. E per la prima volta in giorni, non aveva fatto niente. L'amaca ha oscillato piano. Sopra, le foglie filtravano il sole e facevano macchie di luce sulla sua gonna. Sotto, la terra odore di foglie secche e di fine estate. Non dormiva.  Non pensava.  Ascoltava. Il vento tra i rami.  Un picchio lontano.  Il suo stesso respiro che finalmente si allineava al resto. In quel bosco, sospesa tra due alberi, non era un'attrice, non era una viaggiatrice. Era solo una donna ...
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La soglia

Il teatro è il luogo dove mi smonto e mi rimonto, dove entro in scena con un nome che non è il mio e finisco per trovarmi più autentica proprio lì, nel finto. Cammino tra le luci come se fossero corridoi di un sogno: ogni passo è un dubbio, ogni gesto una promessa. E mentre parlo, mentre ascolto il silenzio della platea, sento che il mondo si inclina un poco, come se volesse guardarmi meglio. È lì che capisco perché torno sempre: perché sul palco posso essere una ferita, una risata, un presagio. Posso essere viva in un modo che fuori non mi riesce.

Il salto che apre il mondo

  La ragazza saltò così forte che uscì dal prato. Atterrò in un luogo dove l’erba cresceva verso il cielo e le ombre camminavano da sole. Ogni salto apriva un varco minuscolo, un punto dove il mondo si dimenticava di essere mondo. E si dice che, quando qualcuno salta senza motivo, un frammento di quel luogo impossibile si riapre per un istante.

La finestra che si ricorda di me

Il varco di pietra si apre e per un istante mi sembra di scivolare fuori dal mio corpo. Le foglie respirano, il muro pulsa, e io resto sospesa, metà persona, metà eco. La luce non illumina: ricorda. E mentre mi siedo, ho la sensazione che la rovina stia cercando di dirmi il mio nome, uno che non uso più da secoli.    

Anima

Chi sei che m’interpelli in questo strano modo? La gente passa veloce nella tua vita. Ci s’innamora all’istante e tutto si esprime in una certa verve mentre gli sguardi si incrociano. Poi gli eventi scorrono e tutto viene sistemato nella soffitta dei ricordi. O mi sbaglio? Forse che non siamo più capaci della lunga distanza? O forse ne abbiamo scoperto la vacuità?
 Se avessi molta audacia teoretica, potrei ipotizzare che Qualcuno si fa avanti in ognuno, lasciando che le figure passino e, forse, costruendo un discorso che dovrebbe rivelarti qualcosa di essenziale, destinato a permanere. Ma sarebbe troppo… Ci sono alcune cose che si sono, per così dire, messe in chiaro e rese visibili. Si posso gestire, ma col tempo perdono sapore. Per esempio, andare a scuola, lavorare, tirare fuori da qualcosa uno stipendio o un onorario. Crescere dei figli. Partecipare alle assemblee di condominio. Dipingere la facciata della casa. Scegliere l’assicurazione dell’auto. Avere un carrozziere di fiducia. ...

Voglio cambiare

So che è possibile seguire il lato meraviglioso della vita, uscendo dai roveti che graffiano, e respirando aria pura. È l'audacia dell'immaginazione che mi aprirà la strada per andare oltre.

Quelque part maintenant

Anche i piccoli gesti meritano la poesia di una forma bella.
 È un modo di essere nel presente.
 Lasciando scivolare a terra il cappotto di pensieri pesanti.
 Saltando nell’attimo – per così dire – in camicia da notte.    

Vado!

Ed è come se solo costruendo qualcosa tu ti realizzi come qualcuno. Perché questo qualcosa è come l’immagine di te nello specchio del mondo: l’espressione, la rappresentazione del seme che tu sei.        

Equilibri

Le chiese si inclinano per ascoltare il vento,  i palazzi si scambiano le facciate come maschere stanche,  e le statue, certe di essere vive,  trattengono il respiro per non farsi scoprire.    

La mia vita è una fanciulla che ama volare

La mia vita è un viaggio. Un viaggio d’esplorazione per l’Oceano dell’Essere. La mia vita è un’avventura, eccitante. Le sfide e le prove fanno parte della ricetta, ma a patto che l’istinto di vitalità prenda il sopravvento e che dalla depressione, e dalle tentazioni di un romanticismo moscio sollevi la testa per la gioia di esistere creativamente.