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Anima

Chi sei che m’interpelli in questo strano modo?
La gente passa veloce nella tua vita. Ci s’innamora all’istante e tutto si esprime in una certa verve mentre gli sguardi si incrociano. Poi gli eventi scorrono e tutto viene sistemato nella soffitta dei ricordi. O mi sbaglio? Forse che non siamo più capaci della lunga distanza? O forse ne abbiamo scoperto la vacuità?
 Se avessi molta audacia teoretica, potrei ipotizzare che Qualcuno si fa avanti in ognuno, lasciando che le figure passino e, forse, costruendo un discorso che dovrebbe rivelarti qualcosa di essenziale, destinato a permanere. Ma sarebbe troppo…
Ci sono alcune cose che si sono, per così dire, messe in chiaro e rese visibili. Si posso gestire, ma col tempo perdono sapore. Per esempio, andare a scuola, lavorare, tirare fuori da qualcosa uno stipendio o un onorario. Crescere dei figli. Partecipare alle assemblee di condominio. Dipingere la facciata della casa. Scegliere l’assicurazione dell’auto. Avere un carrozziere di fiducia. Uscire con gli amici al venerdì sera. Misurare il colesterolo. Ti va se ci metto anche la ginnastica nella palestra di quartiere? E altro…
Silvia si è innamorata davvero o pensa che sarebbe bene innamorarsi alla sua età? Una vita da single le sembra piuttosto preoccupante. Ma, di fatto, non lascerebbe mai, (e per quale motivo?) quell’impiego al reparto commerciale di …
Insomma, il resto è un po’ un optional.

Eppure tu, delle volte, quando vai a letto presto per qualche stupida ragione, ti rigiri tra le lenzuola e hai l’impressione che ci sia una qualche domanda che non ti lascia distendere le natiche nel pigiama. E ti ci rigiri in quelle maledette lenzuola, col disappunto di non capire, di non vedere, di non poter decidere.

Ah, come ammiro il coraggio di quelli che si buttano! Saltano e si aspettano che una rete si apra sotto di loro. E intanto tracciano con le mani i contorni della loro vita, del loro sogno.
Io mi sento lontanissimo da questo. Io biascico, mastico, rumino, centellino, ma poi?

E sono in cerca di qualcosa.

Ma non sembra anche a te che tante cose che sembravano cose ora che ce l’hai, lì attorno, non hanno più anima, non sono quasi più niente?

Tu magari ti rigiri in quelle lenzuola e dici: dovrei avere il coraggio di… ma perché mai non lo faccio? Sì, è veramente stupido continuare così, ancora per quanto? Mentre sento questo… mentre ho bisogno di sentire che…

Insomma, rimuginando su queste cose, ho immaginato che c’è qualcosa che si può chiamare anima dove tutto il senso della nostra vita viene esaminato, valutato, immaginato, progettato, usato e agito, senza riguardo alla buona educazione, ma con tanto afflato amoroso che a volte ti vengono le lacrime agli occhi.

Ero lì che pensavo a questo, quando mi domandavo: chi sei tu che m’interpelli in questo strano modo? Ero lì e avrei voluto sentire la voce di qualcuno. Ma il dio mi deve avere a noia. E i miei amici hanno così poco tempo – o forse non sanno neanche loro.

Ero lì e pensavo: ho fatto questo, e quest’altro e quest’altro ancora.  Insomma, reggo. Ecco. La parola è proprio questa: reggo!
Io vorrei, invece, dare una risposta esplosiva alla domanda: come hai usato la tua liberta? Come hai sorpreso l’arcangelo Raffaele in persona?

Insomma, mi sembra di avere una sorta di malattia, … che potrebbe essere anche la mia salute. E sta in una sorta di inquieta megalomania: io amo la grandezza. Io vorrei vedere con i pori della pelle la grandezza umana, ciò di cui è capace qui.

 





 

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