Una volta ho letto che se Dio non è qui ora, non è da nessun’altra
parte. Non è certo nel futuro rimandato. Perché io sono solo oggi, ora. È oggi il mio compito. È oggi la mia opera d’arte.
Non perderò
me stessa, trasformando l’oggi in un semplice momento di passaggio, in
un semplice strumento per arrivare a un domani radioso. È oggi il
momento giusto, il tempo opportuno.
E conosco le condizioni
necessarie perché questo possa avvenire: un abbandono fiducioso al Dio
della vita. Nella semplicità
straordinaria di un fare ispirato.
S ì, a quell’ora lì, Ernst, di solito, parlava con Dio.
Beh, ad essere più corretti, si dovrebbe affermare che parlava a Dio. Dio, infatti, stava sempre zitto. Non riuscivi a tirargli fuori una parola che fosse una parola. Ma, di Dio, sappiamo niente e quindi ritorniamo ad Ernst. Quella sera era quasi fine settembre. Insomma, i primi segnali dell’autunno, con un immenso rimpianto per l’estate… – perché Ernst amava l’estate. Amava tutto dell’estate. Ma soprattutto, andare vestito leggero e stare quasi sempre scalzo. Amava che l’essudorazione traspirasse direttamente nell’aria, senza dover attraversare diversi strati di vestiti. Amava l’acqua del fiume dove si bagnava per rimescolare il sangue, e amava quel brulicare d’esistenze che osservava nei campi e lungo i sentieri di campagna. E tutto il resto: il canto delle cicale, i pomodori d’agosto, l’ombra delle pergole e il vino bianco freddo… e le ragazze vestite appena di petali colorati. … Quella sera, Ernst parlava a Di...
Concordo in pieno: l'oggi non è solo un momento di passaggio.
RispondiEliminaBrava brava.
Bellissime le foto, abito e foto che si fondono.
Bravissima
Dio sa sampre cosa fare.
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