Passa ai contenuti principali

Post

Sentimenti

Perché demonizzare la tristezza, la nostalgia, la malinconia, il dolore dell’anima, l’inquietudine d’essere vivi? Perché renderli una patologia? Questi sentimenti racchiudono le domande più dense d’umanità che ci portiamo dentro.
Voglio il successo, voglio fare fortuna, ma da donna completa, non decurtata dei miei sentimenti più filosofici.    

Sta capitando qualcosa

C'è aria e respiro tra una cosa e l'altra. Pensieri che sono domande e che sono risposte. Risposte che sono decisioni e scommesse. Non so cosa incontrerò, ne cosa desidero, se non seguire questa direzione di marcia. Pulisco casa e rimetto in ordine le cose, ogni giorno, ogni momento. Cerco di fare come il giardiniere. Lo sguardo cerca la bellezza, le braccia trafficano instancabili. Finché crollo nel sonno, in un attimo.    

Altro esempio

Mangiamo e facciamo diete, preghiamo e facciamo telefonate, inventiamo e ascoltiamo, lottiamo e ci adattiamo… Sempre di nuovo, ci mettiamo in gioco. Non sopportiamo l’entropia del tempo vuoto. E quando nulla succede, pensiamo con fede che le cose stiano capitando a nostra insaputa e che domani ci raggiungeranno.    

Procedere leggera

 Si alzava presto.
 A pesca di idee.  
Pensieri che aprono l'orizzonte, 
 che alimentano il fuoco interiore.
 Che danno forma ad azioni costruttive.
 Che fanno della giornata un terreno ubertoso.

Niente da fare

E mi scopro ogni mattina così dispersiva!… Le troppe cose, ognuna che tira dalla sua parte. Nell’insieme...una sorta di smarrimento… E sembra giustificata la domanda che affiora: dove sto andando? Dove voglio andare? Una vecchia domanda! Insomma: bisogna decidere, cioè tagliare via i molti richiami e scegliere la direzione. Disciplinare le risorse, raccogliere in un disegno unitario, ben orientato, la folla delle spinte… Focalizzarmi su l’obiettivo. Ma quale? Se tento di rispondere, ritornano in tanti nel mio cervello a chiedere precedenza: premono verso l’uscita come contro uno stretto collo di bottiglia… Imbarazzo! Allora concludo che ciò che desidero davvero sarebbe non dover decidere, poter seguire la corrente, lasciarmi portare… vedere e gustare mentre le cose accadono, semplicemente essere, volendo quello che avviene e lasciandomi andare. Nessuna pressione a fare, a ordinare, a focalizzare. Libertà come non aver niente da fare! È un pensiero che resetta la mente e allarga il res...

Andrò fino in fondo

E, in fondo, l’avventura sta proprio qui: nell’avanzare al buio, trapanando l’opaco con piccole torce elettriche.  E la meraviglia è tutta in questo vedere qualcosa che spunta dal nulla.      

L’officina del fare vita

C’è questa cosa che desta una certa compassione poetica. Questa cosa che si può chiamare “la grande fatica del vivere”. La si può percepire nell’individuo ma anche nella specie: nell’umanità intera, se la si guarda da quelle altezze da cui si vede la storia. Da quella prospettiva e con quelle emozioni di meraviglia e pathos che ci fanno sentire parte di un mondo grandioso, che pure, da vicino, è pieno di robaccia che non ci piace. Un po’ come quando si contempla il paesaggio a distanza. Bellissimo! Anche se da vicino, lungo il torrente e negli anfratti tra le rocce, si vede l’immondizia abbandonata senza cura. Questa “grande fatica del vivere”, da vicino appare spesso come “la gioiosa operosità del fare vita” qui, adesso. Ed è qui che il gusto e la bellezza trovano un’espressione particolarmente nutritiva. Io adoro questa prospettiva. Ci lavoro tutti i giorni. Mi creo i miei film mentali per questo… E allora io ero una creativa alla scoperta di funzioni straordinarie della scrittura e ...

Importante imparare a dire di no alle mille cose per dire di sì solo a quelle poche che ti portano dove vuoi andare.

Rallentare

Là dove si perde tempo e si riesce ad ascoltare il sussurro del vento Vengono a galla i sogni Che sono la vera ragion d'essere Della nostra breve avventura nel mondo.    

Distesa d'erba dietro la fontana

Questa esplosione di verde mi rasserena, mi dà pace. 
Mi riconnette con l’energia vitale. 
Mi ricorda l’infanzia. 
Allora ero una ragazzina selvatica che preferiva vivere sulle piante piuttosto che nella piazza e nei viali del paese.
Tra la società e la natura avevo scelto la natura.
 Ci sarà stato un motivo per questo. Io andavo a istinto. Oggi il contatto con la natura ha un carattere più spirituale (se si può dire così). O forse semplicemente energetico: mi rivolgo alla natura per ricaricare energia buona che poi vado a spendere nelle mie relazioni. Oltre alla meditazione, in natura, io mi porto da leggere e da scrivere. Elaboro idee.  Mi spingo anche fino a progettare iniziative di cui ho avuto ispirazione.