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Realtà

Dove sta la realtà? Dietro di me? Davanti? Sotto il mio letto? Sotto le mie ascelle? Tra le lenzuola? Nel mio passato? Nel mio futuro? In chi mi è vicino? In chi mi è lontano? Dentro di me? Nel mio cuore? Tra le mie gambe? Nella dispensa della mia cucina? Nel mio frigo? Nel mio computer? In coda alla posta? In ciò che costruisco? Nelle mie idee? Nei miei ideali? In orgasmi rubati? In orgasmi pensati? In orgasmi pianificati? In orgasmi mai avuti? Dove cazzo sta... è latitante. Chiudo la realtà otre una porta di infinite domande senza chiave.

Per chi suona la campana

Non prendere mai alla leggera l' amore. La verità è che la maggior parte della gente non ha mai avuto la fortuna di amar qualcuno; che duri solo oggi e una parte di domani, o duri tutta una lunga vita è la cosa più importante che può capitare ad un essere umano. Ci saranno sempre persone che diranno che non esiste perché non possono averlo. Ma io ti dico che è vero, che tu lo possiedi e che sei fortunato anche se domani morrai.   Ernest Hemingway, Per chi suona la campana

Ti amo di lunedì

Buongiorno, Buon lunedì... l’inizio della settimana mi mette sempre un certo disagio. Disagio perché ho sempre in mente di fare, di pensare, di progettare, di fare lettera, testamento... insomma di inventarmi cose che non ho fatto prima. Prima di quel lunedì. Come se il lunedì fosse un giorno magico e non aspettasse altro che i miei “sani” propositi. Poi martedì è già un giorno più normale e mercoledì ho già dimenticato ciò che avevo in mente lunedì. Infine giovedì e venerdì li vivo ormai aspettando il fine settimana sperando che il fine settimana sia come me lo aspetto. Tutto ciò potrebbe intendersi come la metafora di molte storie d’amore. Intanto mi vivo il tuo pensiero, il nostro incontro come un eterno lunedì che batte forte dentro di me. Ed è bello. La mia vita è piena di lunedì che battono forte e mi fanno compagnia quando sono da sola.

Dubbio

Mi chiedo se tramare (e tremare) nell’ombra sia un accontentarsi oppure una condizione ineluttabile della (mia) realtà .

Amost Blue

Quasi triste Quasi facendo cose che eravamo soliti fare c’è una ragazza qui e sembri te quasi tutte le cose che i tuoi occhi una volta promisero le vedo anche nei suoi ora i tuoi occhi sono rossi dal pianto. Elvis Colstello, Almost Blue  

Un'altra me

Questa mattina mi sono lasciata andare. Ho dormito fino alle dieci. Da un po’ non accadeva. Ieri notte credo di essermi addormentata intorno alle cinque. Volevo finire il libro che stavo leggendo. In verità non l’ho finito, il sonno ha avuto la meglio: mancavano poche pagine alla fine, quattro, cinque, ma gli occhi non reggevano ed ho perso i sensi. Quanto mi piace addormentarmi contro la mia volontà, in particolare mentre sto leggendo o guardando un film. La sensazione di essere posseduta da qualcosa di enorme, di grandissimo, da qualcosa di incontrollabile che mi vuole rapire per portarmi via, in un posto che non conosco, che non conoscerò mai. E nonostante tutto non ho paura perché so che in qualche modo ritornerò qui dentro di me. Ed io lotto, so che cederò, è inevitabile, ma lotto, riga dopo riga, scena dopo scena, torno indietro, riprendo il filo, il buio mi pervade, mi sommerge, cerco di galleggiare, annaspo sulla superficie affannosamente, riemergo, affondo, mi c...

Ripetività

Non ci capisco più nulla. Ogni sensazione, anche la più forte è subito inghiottita dal vortice della ripetitività e si perde nei ricordi. Dove sta la vita allora? Nella consapevole coltivazione reiterata del proprio giardino o nella ricerca sfrenata di sensazioni?

Compromessi

Tutto iniziò a casa mia, una mattina delle tante, quando decisi di prepararmi un caffellatte. Quanto latte mettere e quanto caffè? Era scritto su qualche manuale? C’erano regole da seguire? Su due cose la mia volontà era ferma: non volevo il caffè ma non volevo neppure solo il latte. Quindi dovevo arrivare ad un necessario compromesso. Adesso si poneva però un nuovo dubbio: quanto latte mettere? E soprattutto, quanto caffè? Ci pensai un attimo e decisi che il latte doveva essere almeno più del caffè. Le quantità dei rispettivi liquidi allora mi erano ancora ignote ma avevo almeno enunciato un altro principio da seguire, seppur piuttosto generale. A questo punto avevo davanti tre recipienti: la caffettiera singola, la pentolina del latte e la mia tazza vuota che aspettava solo di essere riempita. Prima verso il latte o il caffè? Decido per il latte. La tazza si riempie per tre quarti. Quindi prendo la caffettiera. Esito. Nella stanza accanto dormiva il mio ragazzo: Andrea...

Mancanze

Ho sempre la percezione che manchi qualcosa. Questa sensazione è una costante della mia vita, le mie perfezioni sono di una provvisorietà disarmante.

Anima e pelle

Non so se pensare a te, alla tua anima o alla tua pelle. O forse penso solo ai tuoi occhi grandi, alle tue gambe mentre cammini, a come ti muovi. Penso a ciò che vuoi dire o a ciò che vorresti dire. All’energia che manifesti, all’energia che vorresti ti investisse, che ti inebriasse, che ti riempisse. Penso al vuoto a cui vorresti fuggire. Alla nebbia che si confonde con la tua pelle. A mani che vorresti sentire. Al desiderio che qualcuno rompa e inchiodi quel tuo respiro così regolare che si ripete secondo dopo secondo. Al tuo desiderio di silenzio, di silenzio pieno, quel silenzio caldo che ti avvolge come un cappotto d’inverno.   Ti penso.