A volte, seduta così, sento che il mio corpo diventa un ponte tra la terra e il cielo. In quell’immobilità scelta, mi accorgo che il mondo non mi chiede nulla: semplicemente mi accoglie. Le forme attorno a me diventano un respiro più grande del mio, e io mi ritrovo parte di un ritmo antico, come se ogni gesto fosse già stato pensato da un tempo che mi precede. In quell’istante, mi sembra di essere sia radice che vento, sospesa nel punto esatto in cui l’esistenza smette di chiedere e comincia a essere.
il "fuori da noi" ci nutre
RispondiEliminaBel blog.Iscriviti al mio,Olga
RispondiElimina