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Incredibile

Noi abbiamo la necessità di credere all’incredibile. Solo così possiamo sopportare lo spettacolo di una realtà che non ci convince. Di una realtà che ci aggredisce con i suoi dati di fatto. Per noi la vera realtà non è quella che vediamo tutti i giorni ma quella che intravediamo quando ci affidiamo follemente ai nostri sogni impossibili.

Orizzonte

Guardo l’orizzonte e mi rendo conto della limitatezza di quel che so, di quel che faccio, di quel che sono.   Nello stesso tempo, l’orizzonte mi dà la consapevolezza del desiderio segreto di andare oltre, di allargare la mia conoscenza e la portata delle mie azioni. Il desiderio si precisa.   Essere più consapevole, conoscere oltre, guardare con occhi nuovi, trovare azioni che superino il piccolo orto dove mi trovo.   Esplorare il mondo, crescere ancora e trovare altri modi per contribuire.

Pioggia

Io, con il mio ombrello di primavera, sotto la pioggia. Il rumore delle auto mi culla mentre sto meditando se andare a casa o a fare la spesa. Penso a te e al tuo sguardo innamorato e alla mia voglia di deserti da esplorare.  Senza rimedio.

Un giorno al mercato

La vecchia viaggiava, nonostante le ginocchia torte e i novant’anni sul groppone. Il nipote seguiva a passo leggero, qualche metro addietro, distratto dalle ragazze che popolavano quella primavera. Il mercato brulicava di voci, tra le bancarelle di mutande, il camion del formaggio e l’odore acido delle scarpe esposte al sole. Alpina si diresse alla frutta: tastò le pesche una ad una, e il mercante la guardava di malocchio. La nonna riempì la borsina capiente, anche pere e albicocche, alcune mezze marce. Dal borsello unto, tirò fuori tre monete e le regalò al fruttivendolo. Lui la squadrò e, trattenendosi dal ridere: - Alpina, meno male che ce n’è una sola come lei, sennò potrei chiudere, viene sempre qui a rubare da me...-. Alpina dette la borsa al nipote, lo prese a braccetto e, lemme lemme, come fidanzati, nonna e nipote si diressero verso casa.    

Le notti bianche

"Perché a volte mi colgono certi momenti di tale angoscia, di tale angoscia che... Perché già in quei momenti comincio a pensare che non sarò mai più capace di vivere una vita reale, perché mi è già sembrato di aver perduto ogni sensibilità, ogni fiuto per ciò che è vero e reale; perché, infine, ho maledetto me stesso; perché, dopo le mie fantastiche notti, mi colgono dei momenti di ritorno alla realtà che sono terribili! Frattanto senti che attorno a te rumoreggia e turbina nel vortice della vita l’umana folla; senti e vedi come vivono gli uomini, come vivono nella realtà, vedi che per loro la vita non è circoscritta, che non si dissolverà come un sogno, come una visione, ma che, in continuo rinnovamento, è sempre giovane, che in essa non esiste un’ora simile all'altra, mentre è così triste e monotona sino alla nausea la timida fantasia, schiava di un’ombra, di un’idea, schiava della prima nuvola che a un tratto offusca il sole e stringe d’angoscia un vero cuore pietroburghe...

Filare di cipressi

Coi cipressi ci parlava. Anche lei. Si fermava sovente vicino ai cimiteri. E poi i viali, vicino al lago di Garda.  Dal portamento elegante, profumato, speziato. Longevi. Le erano sempre piaciuti, fin da bambina.

Meta-fisica

Talvolta accade - negli ultimi tempi più spesso – che io guardi un ragazzo solo per apprezzarne la bellezza e l’armonia del fisico. Nulla di più, niente secondi e terzi fini. O meglio potrei dire solo tersi fini. E con questo non penso che sia male quando guardo un ragazzo solo immaginando cose sconce. No, non credo sia male. Solo che nel primo caso mi godo come mai il trascendere di ogni traccia di fisicità che in qualche modo inquina e oscura certi punti di vista: senza compiere alcuno sforzo non immagino un dopo, situazioni che non avverranno mai, circostanze improbabili, situazioni che in qualche modo usurpano il momento, il presente, l’attimo in cui sto guardando. In questo caso semplicemente non immagino nulla, guardo e basta, come potrei guardare il mare, il sole, il cielo, una nuvola, un albero o un’opera d’arte. Quindi, ragazzo che sei sulla scalinata con i pantaloni bianchi e il vento che ti spettina i capelli, non fraintendere il mio sguardo, continua a scendere e vai per...

Notturno

C'era nella parte vecchia della città un quartiere pieno di luna, magnificamente inquadrato dalla mia finestra. Vi risiedevano artisti venuti da ogni dove, pittori della Provenza, musici irlandesi e scrittori del medio oriente d'ispirazione Sufi. Claudio mi convinse a cercare di mettere un po' d'ordine nella mia vita, regalandomi un paio di risme di carta. Mi disse che viene il momento in cui conviene impegnarsi in qualcosa del genere, non perché qualcuno leggerà il manoscritto ma perché è spaventosamente triste l'idea che milioni di persone vivano tutta una vita, scorrendo rapidamente sopra le cose che li riguardano, senza fissare qualche appunto, qualche considerazione.

Fermarsi

Ho voglia di correre ma mi fermo volentieri ogni tanto. È allora che sento che sono.

Il castello

Nelle nostre storie c'è sempre un castello.  Da conquistare o da cui fuggire.  O un luogo in cui progettare imprese. Il mio castello è per i sogni dei bambini,  per le avventure coraggiose dei piccoli eroi delle fiabe,  passaggio segreto per le scorribande della fantasia.