Passa ai contenuti principali

L’altra faccia del desiderio

Ma il desiderio – come quasi tutto – si mostra ambiguo, ambivalente.


La faccia del desiderio che la cultura del risentimento fa propria è quella della mancanza. Si desidera qualcosa che manca. Se ci si focalizza sul lato della mancanza è la mancanza che si espande, nei nostri pensieri e nella vita vissuta. Anche se otteniamo tanto, non ci sarà mai niente che soddisfi l’infinita voragine di ciò che si desidera. Non saremo mai felici su questo versante.

L’altra faccia del desiderio?


È tensione vitale, vitalità appassionata, movimento del cuore che mette in moto le ossa e la carne. Energia che ti attraversa e che ti fa fluire.


Che succederebbe se spegnessimo il desiderio come sembrano – apparentemente – suggerire certe filosofie?


Che vita sarebbe una piatta quiescenza nel nirvana?

Cosa sarebbe la mia vita senza i miei sogni?


Per uscire dalla trappola della cultura del risentimento bisogna rivolgere lo sguardo sul lato vitale del desiderio. Desiderare e sognare ora, qui, adesso. Capire che la vitalità del desiderio adesso è la qualità migliore del mio presente.


Hai visto mai dei grandi uomini e delle grandi donne che non fossero infiammati dalla passione?


Hai visto mai grandi realizzazioni che non fossero il parto di sogni coltivati con testardaggine?






 

Commenti

  1. Sai sognare, sei magnificamente testarda... mi sembra perfetto.

    RispondiElimina
  2. La bellezza della natura si veste di giallo

    RispondiElimina

Posta un commento

Post popolari in questo blog

Soglia cosmica

A braccia spalancate, sembri offrire il tuo respiro al vento, e la collina diventa il punto esatto in cui la terra impara a volare.

Cespuglio selvatico sotto un’aiuola.

A volte, seduta così, sento che il mio corpo diventa un ponte tra la terra e il cielo. In quell’immobilità scelta, mi accorgo che il mondo non mi chiede nulla: semplicemente mi accoglie.  Le forme attorno a me diventano un respiro più grande del mio, e io mi ritrovo parte di un ritmo antico, come se ogni gesto fosse già stato pensato da un tempo che mi precede.  In quell’istante, mi sembra di essere sia radice che vento, sospesa nel punto esatto in cui l’esistenza smette di chiedere e comincia a essere.   

Il silenzio di Dio

S ì, a quell’ora lì, Ernst, di solito, parlava con Dio.
 Beh, ad essere più corretti, si dovrebbe affermare che parlava a Dio. Dio, infatti, stava sempre zitto. Non riuscivi a tirargli fuori una parola che fosse una parola. Ma, di Dio, sappiamo niente e quindi ritorniamo ad Ernst. Quella sera era quasi fine settembre. Insomma, i primi segnali dell’autunno, con un immenso rimpianto per l’estate… – perché Ernst amava l’estate. Amava tutto dell’estate. Ma soprattutto, andare vestito leggero e stare quasi sempre scalzo. Amava che l’essudorazione traspirasse direttamente nell’aria, senza dover attraversare diversi strati di vestiti. Amava l’acqua del fiume dove si bagnava per rimescolare il sangue, e amava quel brulicare d’esistenze che osservava nei campi e lungo i sentieri di campagna. E tutto il resto: il canto delle cicale, i pomodori d’agosto, l’ombra delle pergole e il vino bianco freddo… e le ragazze vestite appena di petali colorati. … Quella sera, Ernst parlava a Di...