Passa ai contenuti principali

Primavera

Il traffico è notevole, cerco di sfruttare l’inerzia del motore e frenare il meno possibile. Il semaforo è rosso, rallento, tocco appena il freno fino a fermarmi. Sul sedile di fianco a me il telefono ed il portafoglio.
Ne approfitto per guardare i messaggi, tanto per ingannare quei due minuti di attesa. Da quando ho comprato il telefono nuovo non riesco a stare in auto senza fare nulla, non mi accontento più di pensare o di guardare fuori: ogni volta, anche quando sto guidando - per non parlare poi quando il traffico mi impone di attendere in coda - un incontrollabile impulso mi induce a prenderlo tra le mani per cercare, fare, vedere, immaginare, contattare cose o persone di cui non avrei affatto bisogno, però lo faccio lo stesso.
Con il capo chino, senza ormai più badare al verde che potrebbe accendersi da un momento all’altro, immerso nei fatti degli altri, vedo un’ombra accanto a me fino a sentirne quasi l’odore. Una mano tesa e sporca quasi mi tocca la spalla. Le porte della mia auto sono chiuse, mi dico, in città le chiudo sempre. È il finestrino che è aperto. A pensarci bene quest’anno è la prima volta che viaggio con il vetro abbassato. L’aria si fa respirare. Quella mano estranea mi induce istintivamente a portare la mia sull’interruttore e il vetro inizia veloce a salire, alzo la testa, scatta il verde e riparto.
Era solo un lavavetri e per poco non gli staccavo la mano. Pochi secondi, un altro semaforo, nell’abitacolo torna a fare caldo, riabbasso il finestrino e non ci penso già più.




Commenti

  1. I tuoi racconti sono strani, nascondono qualcosa che è difficile cogliere!

    RispondiElimina

Posta un commento

Post popolari in questo blog

Effimero e durevole

Penso al paradossale destino dell’uomo, questo essere effimero capace di creare cose che durano più di lui. 

 E penso che forse è un segno, questo, della sua vocazione a lavorare per la vita, oltre i propri recinti personali. E immagino che di qui derivi quella intensa soddisfazione che l'individuo prova quando allarga i rami del suo frutteto oltre la cinta dell’orto. Quando il suo albero produce frutti in abbondanza per chiunque passi sotto e ne voglia.  

E penso che la vita sembra non vada a economia, non faccia i conti all'osso, e che butti a miglioni quando serve solo uno.  E che il di più non è spreco ma abbondanza.       

Il futuro mi accende

Amo l’intelligenza che sa evocare energie, che sa eccitare la mente, sollecitarla a mettere al mondo cose che prima non c’erano, a rinnovare la vitalità bambina, curiosa, intraprendente, capace di gioire del suo lavoro, sempre di nuovo, ogni mattina.    

Un caldo abitare

C’è un luogo caldo dove abita il nostro desiderio e la nostra fede. La casa dove i nostri sogni trovano conforto e rinascita. Coltivati dalla carezza dolce della Vita. 
Noi ci torniamo ogni sera, quando il corpo è stanco e le viscere sentono la fatica. Quando il respiro si fa più pesante e lo sguardo si carica di stanchezza.
 Sappiamo che lì il riposo ci rinnoverà. E chiudiamo gli occhi, affidati, abbracciando il morbido cuscino.