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Quanfo tutto sta per diventare altro

La Pasqua si apre come una porta sbagliata,  
da cui escono galline di vetro  
che beccano il tempo per farlo ripartire.  

Le nuvole, stanche di essere cielo,  
si siedono sui campi  
e imparano a germogliare.  

Un coniglio di ombra  
porta in giro un cestino di silenzi,  
li distribuisce alle case  
come fossero benedizioni storte.  

E quando tutto sembra sul punto  
di diventare qualcos’altro,  
Cristo passa in bicicletta,  
con le ruote fatte di luna e pane,  
ride al vento che gli chiede:  
"Dove vai, se tutto è già risorto?" 

 





 

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Effimero e durevole

Penso al paradossale destino dell’uomo, questo essere effimero capace di creare cose che durano più di lui. 

 E penso che forse è un segno, questo, della sua vocazione a lavorare per la vita, oltre i propri recinti personali. E immagino che di qui derivi quella intensa soddisfazione che l'individuo prova quando allarga i rami del suo frutteto oltre la cinta dell’orto. Quando il suo albero produce frutti in abbondanza per chiunque passi sotto e ne voglia.  

E penso che la vita sembra non vada a economia, non faccia i conti all'osso, e che butti a miglioni quando serve solo uno.  E che il di più non è spreco ma abbondanza.       

Un caldo abitare

C’è un luogo caldo dove abita il nostro desiderio e la nostra fede. La casa dove i nostri sogni trovano conforto e rinascita. Coltivati dalla carezza dolce della Vita. 
Noi ci torniamo ogni sera, quando il corpo è stanco e le viscere sentono la fatica. Quando il respiro si fa più pesante e lo sguardo si carica di stanchezza.
 Sappiamo che lì il riposo ci rinnoverà. E chiudiamo gli occhi, affidati, abbracciando il morbido cuscino.   

Il futuro mi accende

Amo l’intelligenza che sa evocare energie, che sa eccitare la mente, sollecitarla a mettere al mondo cose che prima non c’erano, a rinnovare la vitalità bambina, curiosa, intraprendente, capace di gioire del suo lavoro, sempre di nuovo, ogni mattina.