Passa ai contenuti principali

Le rime dell'arcivescovo

Facendo molte rime


S'impara a poetare" 

- Diceva l'arcivescovo


Volendo salmodiare.


Di certo gli sfuggiva


Il cuore del concetto,


Forse troppo occupato


A coltivar l'aspetto.


Ma un giorno accanto a un fosso,


Andando a passo lesto,


Fu all'improvviso scosso


E reso alquanto mesto


Pensava all'Orizzonte,


Al sole, alle comete,


Alla rugiada, al fonte,


Al cranio dell'ariete.


Pensava a quelle cose


Cui non ne val pensare:


Le spine delle rose,
L

o sciabordio del mare,


Il vento sulle fronde,


La piega dei ginocchi,


I pali sulle sponde,


La voce dei ranocchi...


E gli sembrò d'un tratto


Che la felicità


Fosse legata a un patto


Con quelle cose là.


Disse: non è questione


Di fare ben la rima,


Questa rivelazione


Non l'ho capita prima!


 




Commenti

  1. Proprissimamente così.
    E se lo capisce un gran arcivescovo possiamo capirlo pure noi. Tra il guardar lontano e fuarbar il nostro ombelico, lì in mezzo, c'è la nostra felicità.
    Bravissima amica mia

    RispondiElimina

Posta un commento

Post popolari in questo blog

Effimero e durevole

Penso al paradossale destino dell’uomo, questo essere effimero capace di creare cose che durano più di lui. 

 E penso che forse è un segno, questo, della sua vocazione a lavorare per la vita, oltre i propri recinti personali. E immagino che di qui derivi quella intensa soddisfazione che l'individuo prova quando allarga i rami del suo frutteto oltre la cinta dell’orto. Quando il suo albero produce frutti in abbondanza per chiunque passi sotto e ne voglia.  

E penso che la vita sembra non vada a economia, non faccia i conti all'osso, e che butti a miglioni quando serve solo uno.  E che il di più non è spreco ma abbondanza.       

Il futuro mi accende

Amo l’intelligenza che sa evocare energie, che sa eccitare la mente, sollecitarla a mettere al mondo cose che prima non c’erano, a rinnovare la vitalità bambina, curiosa, intraprendente, capace di gioire del suo lavoro, sempre di nuovo, ogni mattina.    

Un caldo abitare

C’è un luogo caldo dove abita il nostro desiderio e la nostra fede. La casa dove i nostri sogni trovano conforto e rinascita. Coltivati dalla carezza dolce della Vita. 
Noi ci torniamo ogni sera, quando il corpo è stanco e le viscere sentono la fatica. Quando il respiro si fa più pesante e lo sguardo si carica di stanchezza.
 Sappiamo che lì il riposo ci rinnoverà. E chiudiamo gli occhi, affidati, abbracciando il morbido cuscino.