Siamo – è fuor di dubbio – delle piccole e fragili creature ma, nel nostro cuore e nei nostri sogni, le vicende quotidiane sono delle “odissee” dagli scenari immensi e suggestivi e, mentre spingiamo i nostri passi per le strade dei nostri paesi e dei nostri quartieri, solchiamo con audaci imbarcazioni e grandi vele dispiegati gli oceani del senso.
A volte, seduta così, sento che il mio corpo diventa un ponte tra la terra e il cielo. In quell’immobilità scelta, mi accorgo che il mondo non mi chiede nulla: semplicemente mi accoglie. Le forme attorno a me diventano un respiro più grande del mio, e io mi ritrovo parte di un ritmo antico, come se ogni gesto fosse già stato pensato da un tempo che mi precede. In quell’istante, mi sembra di essere sia radice che vento, sospesa nel punto esatto in cui l’esistenza smette di chiedere e comincia a essere.
Ragionamento saggio
RispondiEliminahai sempre le parole giuste, al momento giusto. Sarai umana? ;)
RispondiElimina