Rispetto ai ragionamenti ben fatti, sono spesso folle. Voglio credere a
cose che non hanno nessuna giustificazione logica. Immagino di avere
poteri che non sono stati mai testati. M’illudo volentieri, sapendolo. Leggo gli oroscopi di Rob Brezsny (li trovo creativi). So plasmare i
miei umori con le parole. Non conoscendo la verità delle cose, cerco di
giocare con le apparenze e mi creo i miei film mentali. Ho bisogno di
una colonna sonora e di una scenografia colorata, per reggere l’incontro
con la realtà. Evito più possibile i telegiornali, perché dicono che là
fuori è una tragedia, per lo più. Se penso che si muore trovo che non è
giusto. M’immagino che sia uno scherzo, una trappola. Ma non la parola
fine. So che non c’è nessuna ragione per questo. Soltanto che a credere a
questo mi fa stare meglio.
Una volta mi bastava leggere tre quotidiani al giorno per avere la certezza, o quasi, di essere in contatto con la realtà. Oggi è piuttosto diverso. Sono disincantata. C’è tanta televisione, tanto internet, tante immagini. Nell’epoca ingenua le immagini dovevano mostrare la realtà, poi hanno finito per chiarire che mostravano innanzitutto se stesse. E forse è proprio quello che devono fare. Alla fine dobbiamo liberarci dall’idea che le immagini, ma anche le parole, mostrino qualcosa che si chiama realtà. Le nostre parole (e le nostre immagini) non mostrano: costruiscono la nostra realtà. La vecchia “realtà” è diventata “la cosa”. Ed è come se “la cosa” fosse lì, perennemente disponibile a mettersi in posa per noi. Apparentemente sotto la nostra direzione – poi è da vedere. “La cosa” è una miriade di comparse disponibili alla lavorazione del nostro film. Rovesciamento: non viviamo più nel mondo delle cose: tendiamo a vivere nel film costruito da noi. La realtà dunque non è ...
Ma dove lo hai trovato quel fantastico muro di foglie rosse?
RispondiEliminawow, bellissima!
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