Ho preso il mare. Un mare vagabondo, che si muove a caso. Dove i gabbiani hanno avventure non scritte a tavolino. E gli dei muovono i fili dai segreti nascondigli ove sostano invidiosi. La vela e il vento. I sogni impossibili e l’amore per quell’essere al mondo che è così strano, con radici altrove. Esseri impertinenti che durano un istante e intendono lasciare tracce eterne.
Sono ferma. Il binario mi attraversa, ma non mi conduce. Il deserto mi avvolge, infinito, e cancella ogni direzione. Non sono più viaggio, non sono più arrivo: sono attesa. Il silenzio delle dune è più forte del mio motore. Il tempo non scorre, si dilata. Forse il senso non è nel movimento, ma nella sosta: nell’essere linea immobile dentro l’orizzonte senza confini.