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Verso Itaca

Ho preso il mare. Un mare vagabondo, che si muove a caso. Dove i gabbiani hanno avventure non scritte  a tavolino. E gli dei muovono i fili dai segreti nascondigli ove sostano invidiosi. La vela e il  vento. I sogni impossibili e l’amore per quell’essere al mondo che è così strano, con radici  altrove. Esseri impertinenti che durano un istante e intendono lasciare tracce eterne.
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Il treno nel deserto

Sono ferma.  Il binario mi attraversa, ma non mi conduce.   Il deserto mi avvolge, infinito, e cancella ogni direzione.   Non sono più viaggio, non sono più arrivo: sono attesa.   Il silenzio delle dune è più forte del mio motore.   Il tempo non scorre, si dilata.   Forse il senso non è nel movimento, ma nella sosta:   nell’essere linea immobile dentro l’orizzonte senza confini.  

La spirale del viaggio

Il viaggio continua. Anche se la Natura si muove in circolo, ripercorrendo le stagioni, il tempo di noi umani ha un senso se va avanti, verso una meta. Noi abbiamo una storia. Sembra che così abbiamo scelto. Le nostre ripetizioni sono spirali all’interno di un viaggio. Ci abita un’inquietudine che non ci lascia sedere a lungo nell’esistente. Guardiamo sempre verso l’orizzonte in cerca di altro…

Respiro inciso nella roccia

Ho camminato tra gole di pietra rosata,   e ogni passo era un ritorno al mito.   Le facciate scolpite, silenziose, mi osservavano   come occhi di un tempo che non muore.   Un respiro inciso nella roccia,   un segreto che si apre al viaggiatore   quando decide di ascoltare il silenzio.

Dove è stato Mosè

Resta il segno che il viaggio dell’uomo è l’incontro con l’eterno.

Il balzo dell’ eternità

  Un salto oltre il portale antico,   l’eco risuona tra pietre e archi.   Il castello accoglie il passo audace,   torri che scrutano il cielo segreto.   Ogni balzo è rito d’ingresso,   tra storia e sogno che si intrecciano.

Oltre la meta

Il viaggio non è soltanto spostamento nello spazio, ma trasformazione interiore. Ogni passo ci ricorda che la meta non è un punto geografico, bensì un orizzonte di senso: nel partire ci liberiamo dalle abitudini, nell’arrivare scopriamo nuove prospettive, e nel tornare comprendiamo che nulla è rimasto identico, nemmeno noi stessi.   In fondo, viaggiare è un dialogo silenzioso tra il mondo e l’anima: il paesaggio ci interroga, e noi rispondiamo con la nostra capacità di meraviglia. 

Natale è salpare

Il Natale, un tempo, era qualcosa di diverso. Aveva una coreografia di verità, dottrine, certezze che tornavano a scaldare il cuore nei riti legati alla famiglia, al surriscaldamento di legami forti. Famiglia e legami già esistenti e consolidati nel tempo. Oggi, nella società fluida, il Natale può diventare qualcosa di genuinamente eccitante e rigeneratore, ma non più in rapporto ai legami del passato, bensì in rapporto alle possibilità aperte sul futuro: può celebrare la possibilità di nascere davvero , in qualsiasi momento. Di decidere di essere se stessi davvero a qualsiasi età, in qualsiasi condizione.   Niente di ciò che c’è, nessun “passato” ha più il potere di trattenere una “conversione”.   Natale è salpare, ora, per l’avventura.  

Che sia tutto un trucco?

Ho bisogno di essere amata? Sì!
 Non sono sicura di esistere se non ci sono cose che escono da me? Sì! 
Io sono un vuoto alla continua ricerca di fare qualcosa che mi consenta di dire che sono. Una vita che sembra una condanna. E che forse è amore. Da sola sto bene.
 Mi piace pensare. 
Ascolto quello che mi dicono, uno per uno.  E leggo lo stesso tormento. Detto anche con un sorriso.
 Ci possiamo tenere per mano.
 Il mistero è grosso e pesante.
Ci possiamo tenere per mano.
 Che sia tutto un trucco?    

Écoutez parler de vous

Quand l’amour est rouge 
 quand le ciel se décompose en fragments très charmants 
 quand le cœur est une comète qui passe a travers les galaxies colorée 
quand tout se dilate comme la goutte de parfum 
 alors je vois que je suis  
alors je sais que j’existe 
 et tout cela semble extraordinaire