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Il salto quantico

I salti quantici avvengono. Tu ti eserciti, lavori, ci dai dentro, tutto sembra difficile, duro, faticoso, penoso, e tu continui. Poi, un bel giorno, tacchete! Succede.
È successo così quando hai imparato ad andare in bicicletta, quando hai imparato a guidare, quando hai imparato a fare l’amore, quando hai imparato a recitare in pubblico, quando hai imparato a suonare il pianoforte, a discutere, a far fronte a un  fallimento.

La logica sembra questa: si attraversa la prova da cima a fondo, senza fuggire, senza esimersi, senza difendersi. Poi, succede. Improvvisamente. E tutto cambia. Tutto quello che era difficile diventa facile.
Fino alla prossima frontiera.


La mente precedente insegna a fuggire dalla pene della prova. Ma solo attraversandola puoi accedere alla mente successiva. Il salto quantico.



Post recenti

Animale

Sono un animale: né buona né cattiva, ho solo fame.
Mi cibo di sentimenti: li lecco, li divoro, li mangio e li espello con avidità e purezza.
I sentimenti non conoscono o non dovrebbero conoscere pietà.
Così dovrebbe essere.
Per sempre.





Matilde diceva: 


"La mia ricetta? Semplice: sognare a occhi aperti con fiducia illimitata, sfruttare ogni occasione che si presenta per seguire i sogni. Il primo risultato ce l'ho subito: una vitalità scatenata dentro. E quanto al resto, non credere che me ne stia imbambolata con la testa tra le nuvole. Sono piuttosto sveglia…”



Occhi che penetrano la distanza

Esiste l’Anima del Mondo – mi dissi – e la mia anima ne è un frammento.
Mi posso lasciare guidare. Posso limitarmi a seguire.
I tuoi occhi dicono che ci sei e che c’è tutto quello che rende vivi.





Il silenzio di Dio

Sì, a quell’ora lì, Ernst, di solito, parlava con Dio.
Beh, ad essere più corretti, si dovrebbe affermare che parlava a Dio. Dio, infatti, stava sempre zitto. Non riuscivi a tirargli fuori una parola che fosse una parola. Ma, di Dio, sappiamo niente e quindi ritorniamo ad Ernst.
Quella sera era quasi fine settembre.
Insomma, i primi segnali dell’autunno, con un immenso rimpianto per l’estate… – perché Ernst amava l’estate. Amava tutto dell’estate. Ma soprattutto, andare vestito leggero e stare quasi sempre scalzo. Amava che l’essudorazione traspirasse direttamente nell’aria, senza dover attraversare diversi strati di vestiti. Amava l’acqua del fiume dove si bagnava per rimescolare il sangue, e amava quel brulicare d’esistenze che osservava nei campi e lungo i sentieri di campagna. E tutto il resto: il canto delle cicale, i pomodori d’agosto, l’ombra delle pergole e il vino bianco freddo… e le ragazze vestite appena di petali colorati.
… Quella sera, Ernst parlava a Dio. E g…

L’essere è ciò che c’è

E arriva il tempo come un giardino, un parco immenso, straordinario, dove si va a leggere, a parlare, a innamorarsi, a progettare, a costruire nei discorsi e nelle libere relazioni le molteplici tracce e i rapidi abbozzi di possibili sentieri. L’intelligenza infinita della  natura e quella umana da poco risvegliata dialogano creativamente come mai, e il Dio passeggia lieto tra gli umani godendone i discorsi acerbi e generosi.







Mille e una notte

Consapevole dei pericoli della notte, Sherazade inventava storie avvincenti che chiedevano ancora un giorno per soddisfare la curiosità. E anche noi facciamo in quel modo: raccontandoci storie avvincenti riusciamo a superare la notte e a desiderare un altro giorno.